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Torre campanaria
San Leo
Il monumento più appartato di San Leo, non per la sua mole massiccia e imponente, ma per la sua collocazione impervia.



Torre campanaria

E' il monumento più appartato di San Leo, non per sua mole, massiccia e imponente, quanto per sua collocazione impervia ed una sorta d'innata alterigia che, ancorò oggi, intimorisce ed allontana.

E' monumento però che connota e identifica la città, ne sconvolge il profilo, tutto rivolto al culmine-rocca, con una improvvisa, precisa, geometrica impennata.

Il campanile - torre è edificio di grande bellezza, opera compiuta del romanico anzi, emblematico esempio di quello stile architettonico.

Le sue murature esterne - principalmente d'arenaria ocra - sono costruite con perizia certosina, i conci sono connessi l'uno all'altro, in filari regolari, senza rivelare lo strato di malta che li incolla, così che il muro è un unico blocco compatto di pietra dalla base al culmine.

L'architettura come escrescenza naturale della roccia su cui è fondata, un tutt'uno con la stessa roccia, come da parabola evangelica: manifesto della fede cristiana per secoli.

Storicamente sappiamo ben poco della torre, che nell'impianto esterno è certamente contemporanea all'adiacente cattedrale del 1173.

Il suo perimetro quadrato ingloba ed occulta all'interno una costruzione a piante circolare, alta sino alla cella campanaria.

Si tratta probabilmente di una torre precedente, più antica, per alcuni versi affine alla Pieve dell'assunta assunta (IX-XI secolo); vi si ritrova il medesimo tipo di alcune monofore di quest'interno presentano un impianto e strombatura simili a quelle delle absidi della stessa Pieve.

Qualcuno ha prospettato che il corpo cilindrico-raccordato al rivestimento quadrato da una scala a chiocciola in muratura costituisse il campanile della cattedrale altomedioevale.

Certamente questa torre ha rivestito funzioni militari-difensive, rappresentando il più vicino rifugio per il vescovo ed i canonici della cattedrale in caso di pericolo.

Essa è raffigurata in tutti i "ritratti" del masso leontino; nell'acquerello del 1626 di Francesco Mingucci vi si scorgono ben due ordini di finestroni arcuati ed un'altezza ben maggiore: come se la torre fosse munita di due soprastanti celle campanarie di cui non v'è traccia nell'originale.

Di lavori approntati al "campanile del Vescovado" parla Giambattista Marini nelle sue memorie manoscritte del 1730, conservare nell'archivio storico comunale di San Leo.

Si tratta di accomodamenti perpetrati nel 1612 poiché la fabbrica era ridotta "cativo termine" a seguito dai danni subiti nell'occasione "dell'allegrezza della nascita del Ser.mo Principe" Federico Ubaldo Della Rovere, nel 1605.

Augusto Campana ipotizzava che nella pietra posta sopra la porta d'ingresso né con probabile richiamo all'occasione ed epoca di costruzione ed eventuali committenti.

Fra i conci d'arenaria v'è ne sono numerosi altri in colore bianco.

Provenienti da altra costruzione: alcuni esibiscono il lato scolpito con maglie ad intreccio, di sicura matrice altomedievale.

Nello strombo di una finestra è presente un capitellino e relativo pilastrino frammentato, proveniente dalla recinzione presbiterale della pieve, insieme a quelli riutilizzabili nelle pseudo-loggette della stessa ed alle lastre dei plutei, conservate nel Museo d'Arte Sacra di San Leo.

 

Fonte: www.comune.san-leo.ps.it



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